ESCURSIONI E TREKKING NEL PARCO NAZIONALE D'ABRUZZO LAZIO E MOLISE
Ogni anno il Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise viene visitato da circa due milioni di turisti provenienti sia dalla penisola che da numerosi Paesi stranieri. Il comportamento che il visitatore dovrebbe tenere è efficacemente ed esaustivamente indicato sui "capannini di accesso" situati presso le principali località e i Centri dei Parco. Una visita ben preparata e organizzata offre senz'altro migliori possibilità di scoprire e conoscere l'essenza vera del Parco. Per questo è opportuno documentarsi e informarsi prima di partire, rivolgendosi agli Uffici di zona e ai Centri dei Parco, che possono fornire le migliori indicazioni e opportuni suggerimenti sia per una visita breve che per un soggiorno più lungo. L'Ente Parco e le guide locali offrono numerosi programmi e attività per tutte le età e per tutti i livelli, tanto per il visitatore occasionale e frettoloso quanto per quello più sensibile e preparato.
ITINERARIO 1 CASONE ANTONUCCI - CAMOSCIARA
Dislivello in salita: 340 m Dislivello in discesa: 340 m |
Tempo di salita: 2.00 ore Tempo di discesa: 1 ora Difficoltà: T |
Il 2 ottobre 1921 nasce la prima Riserva Naturale d'Italia alla Camosciara, grazie alla cessione alla Federazione Pro Montibus, da parte del Comune di Opi, di un primo nucleo di montagna prezioso per la salvaguardia del Camoscio d'Abruzzo. Oggi la Camosciara è una valle ripida e selvaggia e assieme la più nota e frequentata del Parco Nazionale d’Abruzzo. La lunga lingua di asfalto che portava dalla statale alle cascate delle Ninfe e delle Tre Cannelle è stata bandita all’accesso motorizzato, è possibile quindi percorrerla a piedi a cavallo o in mountain-bike. Dal bivio di Opi o da Villetta Barrea si segue la S.S.83 Marsicana sino al Casone Antonucci, utilizzato dai ricercatori e dai servizi di sorveglianza del Parco.


E’ possibile lasciare l’auto presso il piazzale
della Camosciara e continuare a piedi lungo la strada che costeggia il torrente Scerto (itinerario G1).
Al bivio da dove nascono i due Sentieri principali il suono dominante è un grande fruscio proveniente
da tutte le direzioni di cascate nascoste dagli alberi. Sulla sinistra l’itinerario G5 permette di visitare
in breve tempo le cascate delle Ninfe e delle Tre Cannelle. Lungo il torrente è possibile osservare
trote e gamberi di fiume, con attenzione specie a ridosso delle cascate scorgere la figura del merlo
acquaiolo. Dalla fine maggio sino a giugno inoltrato è possibile ammirare, numerose fioriture. Sulla
destra, attraverso un fitto bosco di alberi ad alto fusto, il sentiero sale sino al Rifugio
Belvedere della Liscia a 1440 m (circa 1 ora dal piazzale). Questo itinerario permette di
avvistare abbastanza facilmente i camosci e di ammirare dall’alto la Cascata delle Ninfe. Il
rifugio si trova su un piccolo terrazzo e viene utilizzato per studi scientifici e dai servizi di
sorveglianza del Parco. Proseguire a monte è vietato dal regolamento del Parco. La
discesa sino al piazzale richiede circa 0,40 ore.
ITINERARIO 2 VALICO DI BARREA - LAGO VIVO
Dislivello in salita: 530 m Dislivello in discesa: 500 m |
Tempo di salita: 2.30 ore Tempo di discesa: 2.00 ore Difficoltà: E |


Splendido itinerario che percorre la Valle dell’Inferno, inciso vallone chiuso tra il monte Iannazzone e
il Serrone. La conca di Lago Vivo, incorniciata dagli anfiteatri rocciosi del monte Petroso e monte
Altare, alle peculiarità prettamente naturalistiche, affianca alcuni elementi di carattere ambientale,
legati alla storia geologica della zona. Questo percorso è tra i più consigliabili e frequentati del Parco
ed è accessibile a tutti gli escursionisti. Nei periodi adatti e durante le ore meno calde è possibile
avvistare i cervi al pascolo.
Da Barrea (1066 m) si segue la Ss83 che conduce ad Alfedena sino al primo tornante dove una
strada sterrata con fondo sconnesso si addentra tra i campi in direzione ovest.
Parcheggiata l’auto si
continua a piedi per la sterrata e superata la Sorgente delle Donne si imbocca il sentiero indicato dai
segnavia K5 PNA in direzione nord. Il tracciato segue per lo più il fondo del vallone, coincidendo in
buona parte con il letto asciutto di un vecchio torrente ormai in secca. Il bosco si fa via via più fitto e
maestoso con il faggio che diventa specie dominante insieme a qualche esemplare di acero. Salendo
sulla sinistra orografica del vallone si aprono nel bosco alcune piccole radure da dove è possibile
scorgere le propaggini occidentali del Serrone; tra queste balze rocciose non è raro scorgere il cervo
e il camoscio. Il percorso alzandosi a svolte raggiunge la piccola immagine della Madonna delle
Grazie incastonata in un masso. Segue quindi un tratto meno ripido, tra magnifici faggi e radure che
porta al costone morenico che domina il Lago (1610 m) ed offre una panoramica sulle formazioni
rocciose del monte Petroso (2249 m) e del monte Altare (2172 m). La discesa lungo lo stesso
itinerario richiede circa 1 ora, in alternativa è possibile scendere a valle lungo il sentiero
contrassegnato dal segnavia K4 che aggira le pendici del Serrone.
ITINERARIO 3 SANTUARIO DI MONTE TRANQUILLO
Dislivello in salita: 430 m Dislivello in discesa: 430 m |
Tempo di salita: 2.30 ore Tempo di discesa: 1.30 ore Difficoltà: T |


Itinerario classico, abbastanza lungo ma non faticoso, che sale ad uno dei luoghi di culto più
frequentati di queste montagne. Una breve salita porta infine alla panoramica vetta del monte
Tranquillo, affacciata su Forca d’Acero e le vette che vanno dalla Camosciara al monte Petroso.
Da Pescasseroli (1167 m) si seguono le indicazioni per l’Hotel Iris ed il centro ippico di Valle Cupa.
Superati questi ultimi si prosegue su una sterrata sino al capanno di accesso C dei sentieri del Parco.
Lasciata la sterrata, all’altezza del fontanile della Difesa, si sale a sinistra, fin sull’ampio dosso che
ospita il Rifugio della Difesa (1278 m). Si prosegue quindi per il sentiero che percorre il crinale, tra
radure e grossi faggi fino a ritrovare la strada sterrata. Da un bivio (1445 m) si segue la sterrata di
destra che sale, con qualche tornante, al Santuario di M. Tranquillo (1597 m). L’edificio è moderno,
ma il luogo di culto è molto antico. Il panorama, sugli ampi boschi che scendono verso Pescasseroli,
è molto interessante. Ogni anno l’ultima Domenica di Luglio viene festeggiata dai fedeli di
Pescasseroli la Madonna Nera di M.Tranquillo. In primavera tra maggio e giugno è possibile scorgere
in ampie radure assolate la bella Iris Marsica. La vetta del M.Tranquillo (1841 m) è raggiungibile dal
santuario risalendo l’ampia valletta erbosa e superando uno stazzo. Dalla sella del Valico di M.
Tranquillo occorrono circa 45 minuti. In discesa si segue l’itinerario di andata.
ITINERARIO 4 PRATO ROSSO - MONTE MARSICANO
Dislivello in salita: 1080 m Dislivello in discesa: 1080 m |
Tempo di salita: 4 ore Tempo di discesa: 3 ore Difficoltà: EE |


Una delle più lunghe ed impegnative escursioni del Parco, ma che da la possibilità di raggiungere la
vetta più alta, il Monte Marsicano (2253 m slm). Inizio dell’itinerario presso la Fontana degli Orsi
all’uscita nord del centro abitato immettendosi in una carrozzabile sterrata sino alle sorgenti della
“Canala”. Si prosegue, nel bel mezzo del bosco, fino al rifugio di Pratorosso dove sorgono radure
rigogliose, nel periodo di fine luglio, di Prelibatissime fragoline di bosco. Possibilità quindi di doppio
itinerario. Proseguendo verso est ci si ritrova nella magnifica radura di Terraegna, circondata da
boschi e sede dei famosi stazzi di pastori. Proprio in questa zona, nel passato ultimo, essi
stanziavano con le greggi, dopo essere tornati lungo i Tratturi dallo svernamento nel Tavoliere delle
Puglie. Non di rado, ancora oggi, si può venire a contatto con questa caratteristica realtà.
Svoltando a destra del rifugio, lungo la Valle di Corte, si raggiunge invece il gruppo del Monte
Marsicano. Inoltrandosi nella faggeta, in salita è possibile scorgere strane conifere, dall’aspetto
quasi arbustivo. Si tratta di piante si Tasso (taxus baccata) dai caratteristici rami cadenti, coperti di
fitto fogliame aghiforme di colore verde cupo. La pista si restringe quindi sempre più sino a confluire
nel greto di un torrente secco e terminare davanti ad uno spettacolare circolo glaciale. Il sentiero si
inerpica infine verso sud lungo la cresta del Colle dell’Angelo che punta verso la vetta segnalata da
un imponente ed inequivocabile ometto.
ITINERARIO 5 VAL DI ROSE - VALICO DI FORCA RESUNI
Dislivello in salita: 850 m Dislivello in discesa: 850 m |
Tempo di salita: 3 ore Tempo di discesa: 2.30 ore Difficoltà: EE |
Il sentiero che sale da Civitella Alfedena per la Val di Rose e il Passo Cavuto è uno dei sentieri classici del Parco. Alla bellezza della faggeta e della valle glaciale si aggiunge la possibilità di incontrare e fotografare facilmente il Camoscio d’Abruzzo. La discesa per la Valle Jannanghera, più lunga ma meno faticosa, offre la possibilità di chiudere un magnifico giro ad anello. Tutta la zona nei periodi di maggiore affluenza turistica è vincolata da un numero chiuso con accesso regolamentato dall’Ente Parco. Le prenotazioni in tali periodi vanno effettuate preso gli uffici di zona.


Da Civitella Alfedena si percorre in salita l’abitato sino all’imbocco della mulattiera che sale
verso la Val di Rose indicata dal sentiero I1 del Parco. Dopo un primo tratto sassoso si entra
nella faggeta per poi piegare a sinistra lungo un ripido costone su un sentiero sempre ben
visibile. Al termine di questo tratto il sentiero sale più agevolmente attraversando un bel
terrazzo erboso dal quale si apre una splendida visuale sull’abitato di Civitella Alfedena e il
Lago di Barrea. Si prosegue quindi con un lungo percorso nella faggeta ai piedi del monte
Sterpidalto sino a quota 1650 quando, usciti dal bosco, si toccano i ruderi di uno stazzo. Il
sentiero risale quindi su pascoli e poi in un canalone di erba e sassi ai piedi dell'anfiteatro
roccioso che in alto delimita la valle. Arrivati al Passo Cavuto (1980 m) è possibile
ammirare i branchi di camosci. Non di rado si possono avvistare anche cervi e caprioli
oltre alla maestosa Aquila Reale, la Poiana, il Gracchio alpino e più raramente quello
corallino. Si continua in discesa affacciandosi, con attenzione, sulla selvaggia conca
della Camosciara. Il sentiero segue a mezza costa aggirando il monte Capraro in direzione del valico di
Forca Resuni (1952 m) dove nasce il rifugio omonimo. La salita al monte Petroso, che
incombe da sud del valico è vietata dai regolamenti del Parco. In discesa, dal valico di
Forca Resuni, ci si abbassa su un sentiero sassoso (itinerario K6 PNA) che
attraversa l’alta Val Risione, prima di entrare nella faggeta della Valle
Jannanghera. La discesa non presenta difficoltà e attraversa uno dei boschi di
faggio più belli del Parco alternato da qualche radura. Anche in questo caso è
possibile notare i segni di presenza del cervo e del capriolo e del cinghiale, raro ma
non impossibile è invece l’incontro con l’orso. Arrivati alla sorgente Jannanghera
bisogna deviare decisamente e sinistra seguendo l’itinerario G4 che in circa 0.45 ore
aggira un largo costone e attraversa i prati che dall’alto del Lago di Barrea giungono
a Civitella Alfedena. A Civitella Alfedena vi sono da visitare il museo del lupo
appenninico, dedicato a etologia, storia, biologia, cultura e leggende riferiti al lupo
appenninico e ai suoi rapporti con l'uomo, e l'area faunistica della lince. In un
ambiente selvaggio vivono alcuni esemplari dell'elusivo felino, osservabili da una
terrazza belvedere ai margini del paese.
ITINERARIO 6 CASTEL MANCINO DI PESCASSEROLI
Dislivello in salita: 250 mt Dislivello in discesa: 250 mt Itinerario segnato: sentiero natura |
Tempo di salita: 1 ora Tempo di discesa: 45 minuti Difficoltà: T |


Vi si accede partendo dalla piazza del Municipio, procedendo lungo un sentiero che si snocciola attraverso una verde pineta. Il castello di Pescasseroli ha mantenuto pressoché intatta tutta l’evoluzione del suo impianto strutturale che appartiene alla tipologia del “Castello Recinto”. Documenti ne attestano l’esistenza fin dal XII a.C., Mentre la nascita del “Centro Fortificato” deve ricercarsi durante le invasioni barbariche del IX-X secolo a.C.






